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  • irebalducci

Buon Novembre!

Nella fine di ottobre e nell’inizio di novembre c’è da sempre una profonda sacralità. 

Novembre inizia con una Festa, che ricorda la più potente delle tappe umane, la morte. La dissoluzione della vita, come concepita e conosciuta fino a poco prima, trova spazio nel calendario globale con una pausa dalle attività, condivisa in tutto il mondo e celebrata secondo varie tipologie di riti più o meno gioiosi.



Possiamo andare a scomodare tradizioni anglosassoni oppure ricercare nelle nostre radici contadine più mediterranee antiche ritualità che l’allontanamento dal mondo rurale ci ha fatto progressivamente dimenticare: la semina del grano, l’apertura del novello, i dolci dei morti, le tradizioni di San Martino.

In ogni caso il mese di novembre ci obbliga a guardarsi i piedi, tornare alla terra, riconoscere le nostre radici. Ci forza ad ammettere che, anche se non viviamo più l’atmosfera contadina che caratterizzava la nostra società, siamo da lei permeati, ovunque ci tocchi di abitare.

Le trasformazioni economiche, le modifiche della filiera produttiva, l’industrializzazione hanno reso il calendario agropastorale quasi una macchietta nelle città, ma è fondamentale riconoscere le origini di feste e pause nel nostro quotidiano, affinché possano trasformarci, come loro dovere, e condurci verso la nostra naturale evoluzione, sia che come individuo si trovi posto in un luogo di campagna oppure in una città.

Certo assumono sempre minor senso le superstizioni legate al mondo rurale, ma allo stesso tempo e con maggior forza – anche pensando alla necessità di modificare le nostre abitudini a seguito della pandemia- perdono di significato i condizionamenti commerciali e le strategie di consumo a cui l’era capitalistica ci aveva abituato.


Per questo ragionare di marketing e comunicazione in un’epoca così trasformativa diventa essenziale.

Ragionare, nel senso di porre la ragione su tutte quelle azioni necessarie a dare un nuovo significato al lavoro, alla produzione, alle relazioni commerciali, agli scambi tra persone, nella loro capacità di essere utili per gli altri con la propria operatività. Eppure per farlo occorre attingere alle risorse del sentire, un po’ come fa la natura in inverno: percepisce, osserva, riflette e predispone i propri strumenti per agire in modo efficace, senza disperdere energie. Questo è ciò che fa il Marketing rurale, usa sensibilità e creatività parallelamente a ragione ed esperienza pratica, per creare strategie innovative e fresche, fondate su analisi attente. Solo così è possibile guidare cammini misurati verso il futuro delle aziende e dei territori.


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marketingrurale@gmail.com

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